Un momento magico al tramonto durante la serata finale del Concorso Audiovisivi Autoriali 2024 al Castello di Rossena. Un pubblico attento e affascinato, immerso nella suggestiva atmosfera della storia e della creatività
Gli audiovisivi
con "Sociofobia"
Autoisolamento: la ricerca di un intimo anonimato a contrasto di un mondo vanitoso e affollato. Come macchie d'inchiostro, corpi chini sui propri percorsi dipingono una inquietante tavola di Rorschach, un mondo sospeso, ombre ai margini di un contesto urbano.
La serie è stata realizzata a Tokyo, dove molte persone devono vivere insieme in uno spazio ristretto. La sfida con me stessa era sopravvivere in mezzo alla folla e ogni tanto cercare uno spazio per respirare. Ho pensato che altre persone potessero sentirsi cosi, ed ho raccolto in una seri di dittici il loro stato fisico immaginandone quello mentale
con "Oasi"
Viaggio di introspezione attraverso il contatto con la natura, fino a sentirmi parte di essa. Cerco spesso il contatto con la natura, sento il bisogno di sentirmi ciò che sono. Le abitudini, il quotidiano, mi allontanano dal sentire quelle emozioni, sentimenti, attenzioni che servono nei confronti dell'ambiente. Una profonda immersione con essa mi fa di nuovo sentire di farne parte, di fare risprofondare le radici nella terra da cui sono nato, sulla quale vivo e grazie alla quale vivo.
con "Il Bianco e il Nero"
Il Bianco e il Nero vorrebbe esprimere il lato positivo e il lato negativo. Tutto quello che sembra vero ma che non lo è. Tutto quello che sembra falso ma non lo è.
con "Venire alla luce"
Questo audiovisivo parte dalla mia esperienza percettiva come fotografa per andare ad indagare a livello filosofico il tema degli opposti. Quando si percepisce la luce, si percepisce anche il buio: vita, morte, vita. Venire alla luce, entrare nel buio, dissolversi, definirsi: vita, morte, trasformazione è ciò che ci fa respirare insieme con la natura, noi siamo natura. Nell’approccio visivo che propongo l’elemento liquido del mare, come quello indefinito del buio profondo o della luce intensa, domina la percezione di perdita dei confini umani, la possibilità di collegarci al tutto. Il movimento dell’onda che si alza e si abbassa per rialzarsi e poi calare di nuovo, che arriva e si ritira sulla sabbia, come anche il giorno che si chiude e si riapre, è metafora di una ciclicità che, nel suo ritmo, ci rassicura e, nello stesso tempo, ci può turbare nel suo essere così infinito. Sempre, per me, l’elemento infantile è il tentativo di collegarci alla nostra parte primordiale, alle percezioni, al nostro sentire senza sovrastrutture ed al sentirsi soli davanti al mistero.
con "L'ultimo giorno"
L'opera raccoglie il materiale utilizzato per il mio primo progetto personale "Le Metamorfosi".
Racconta a grandi linee la nascita della vita e del trascendente.
Naturalmente ci sono diverse sottoletture.
Si palesa l'inganno visivo creato dalla decontestualizzazione delle forme e dei soggetti.
L'occhio ricostruisce la scena di una fecondazione in un mazzo di ravanelli per poi perdersi in un universo di aceto balsamico e latte.